Ai figli. Ci sono cose da dire.

Ai figli. Ci sono cose da dire.

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Ci sono cose da dire ai nostri figli. Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità.

Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sè. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi.

Dovremo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che  il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini ad uccidere.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono nè vinti nè sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.

 

~ PENNY

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1a giornata nazionale contro il Bullismo e Cyberbullismo ðŸ’™

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7 Febbraio 2017 – Prima Giornata Mondiale contro il Bullismo e Cyberbullismo

“Be the change: unite for a better internet” è lo slogan del Safer Internet Day 2017, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea. L’obiettivo dell’evento: far riflettere le ragazze e i ragazzi non solo sull’uso consapevole della rete, ma anche sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella realizzazione di internet come luogo positivo e sicuro. In concomitanza con il Safer Internet Day, quest’anno, si tiene la prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo *“Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”*. Un’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale contro il bullismo.

“La lotta al bullismo e al cyberbullismo va inserita nell’ambito della promozione della partecipazione, della cittadinanza attiva e della legalità, anche per responsabilizzare i ragazzi, facendo sviluppare in loro il senso critico e la capacità di autotutelarsi”.

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Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza🌷

Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza, un’ora a settimana. Perché magari la maturità scolastica ci insegna a fare benissimo le equazioni, a scrivere un tema a meraviglia, a tradurre a menadito greco e latino, a parlare le lingue. Poi manca la maturità emotiva per affrontare al meglio lo stress. Lo stress di chi non si è insegnato il rispetto, l’attesa, l’educazione, la giusta misura nel dire le cose, la differenza fra il lasciar correre e l’aggredire, fra l’avere carattere e la prevaricazione, fra il diritto di critica e il non diritto di offesa. Una persona gentile sa essere sgradevole, se vuole. Sceglie di non esserlo, semplicemente. Poi ci sono le materie che impariamo sul campo, geometria delle anime, geografia degli sguardi e se siamo fortunati diventiamo il libro di storia di qualcuno. Vi auguro di andare controcorrente, non sempre, solo quando serve a restare voi stessi e assolutamente mai controcuore. In bocca al lupo per la vita, ragazzi!

-Massimo Bisotti

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SCN 2015 – siamo giunti al termine â¤

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Ecco..

Ricomincio da qui.
Sì perché bisogna continuamente ricominciare dalla fine per cercare di ripartire.

Non mi sono mai piaciute le partenze e gli addii.. Per me rimarrà sempre un “torno, ci vediamo presto”. ❤🌷

Termina qui questa grande esperienza.. 

Ed ora scrivere il resoconto di un anno ormai trascorso, seduta dietro la mia scrivania, mentre i ricordi scivolano nella mia immaginazione susseguendosi veloci, quasi confondendosi. Scrivere di emozioni, di sentimenti, di sensazioni. Scrivere di un anno intero, che sembra assurdo pensare sia già passato così in fretta. E sono qui, che mi sento diversa. Che mi sento quasi più forte. Perché forte è chi fa del bene, chi sceglie di farlo invece di essere altrove, indipendentemente dalle cose nelle quali crede. Fa del bene, fa il giusto.

Più di un anno fa ero qui, nella mia stanza a decidere cosa fare di me, del mio tempo, del mio futuro. Con una Laurea e l’idea di andare chissà dove con essa tra le mani. Non mi sentivo pronta, avevo bisogno di qualcosa di più intenso, di qualcosa che mi segnasse. Ho riflettuto, ho chiesto consigli. E alla fine, ho trovato la risposta che volevo. Non sapevo bene cosa volessi di preciso, sapevo che volevo conoscere, che volevo provare a “sentire”, volevo fare qualcosa di buono per gli Altri, ma anche per me.

Così è cominciata questa avventura.. Certe cose possiamo immaginarle, ma è vivendole che le sentiamo davvero dentro.  Ma soprattutto non voglio dimenticarlo!

Non saprei come sintetizzare tutto ciò che è avvenuto in questi mesi. Io non mi ritengo una persona che nel raccontare vede solo le cose positive. Ho vissuto anche le difficoltà e anche qualche dispiacere. Ma non sono bastati a minare la forza che ho dentro, gli obiettivi ormai già definiti nella mia mente, ma soprattutto questo cuore, che vince sempre contro tutto. Anche contro i momenti di tristezza della nostra vita, che sicuramente talvolta è normale possano esserci. A volte ho avvertito la sofferenza di chi diventa astioso anche verso chi cerca solo di dare aiuto tendendo una mano e questo inizialmente mi ha ferita perché ho sentito disprezzo verso l’Amore che volevo donare. Ma poi ho capito che a volte il dolore è più forte e che forse è proprio quella rabbia a trasmettere un maggiore bisogno di aiuto. È anche vero che queste sensazioni negative sono state molto rare, per cui il ricordo che porto dentro me è puro, è intenso, è gioioso. Io veramente mi sono “buttata” in questo mondo, mi ci sono immersa in tutto questo. Rivivrei ogni cosa. Ma la cosa più bella è che davvero mi sento cresciuta dentro. Se penso a quanto è cambiato, forse all’inizio temevo alcune situazioni più complesse, temevo di non esserne all’altezza. Con il passare del tempo sono diventata sicura di me, almeno molto più di prima, al punto da affrontare senza timore situazioni più difficoltose e più coinvolgenti emotivamente.

In questo percorso, d’altronde, non sono stata sola. La mia “crescita” è stata accompagnata su più fronti da tante persone. Anche la formazione, sia specifica che generale, è stata una rassicurazione per me.

Al di là di tutte queste mie sensazioni, vorrei scrivere tante cose, perché ogni singolo momento porta in sé un messaggio, un insegnamento o semplicemente uno sprazzo di ilarità, che non fa mai male. Vorrei riuscire a rendere davvero l’idea a chi può ascoltarmi di tutto ciò che ho avvertito dentro di me. Ma infondo esternare tutto con le parole non è possibile o semplicemente non è necessario. Perché io credo che ognuno di noi debba guardarsi intorno, chiedersi cosa può fare per essere migliore, chiedersi chi sarebbe più felice anche solo per un nostro gesto. E poi guardarsi dentro. Quando qualcosa di bello viene fatto si avverte, ne percepisci le sfumature, l’odore. Lo puoi spiegare, ma il miglior consiglio che si possa dare ad una persona che vuole capire davvero cosa noi abbiamo provato, capire come quello che può sembrare un banale anno di Servizio Ciavile sia per noi così intenso e rilevante, e dirgli di farlo, di vivere un’esperienza, di aiutare l’Altro, ma di farlo soltanto con il cuore. Perché alla fine l’emozione più vera la senti se credi davvero in quello che stai facendo. Io mi sento qualcosa di più adesso, mi sento più grande, mi sento cambiata. E forse non so neanch’io perché. È stato tutto così naturale e spontaneo, non credo di aver fatto qualcosa di speciale, ho solo seguito questo cuore e la mia voglia di impegnarmi in quello che faccio, sempre. E tutto il male che vedi intorno, nella sofferenza, nella cattiveria che purtroppo c’è ancora nel mondo, svanisce. In un istante. Non c’è più spazio per tutto ciò in quello che fai quando ami, quando “doni” una parte di te, quando vuoi creare solo il bene. C’è spazio solo per l’amore. Credetemi, fortunatamente non è un’utopia. C’è solo l’amore. E l’amore non ci lascerà mai soli.

Con questo, voglio ringraziare particolarmente chi, lungo questo percorso, ha camminato insieme a me, condividendo gli attimi belli e brutti, contribuendo alla mia crescita personale… Ah, ringrazio anche chi ha deciso di lasciarmi a metà strada… Chi c’è stato e poi è andato via… SÌ, vi ringrazio tutti, proprio tutti tutti… 😘😘😘😘❤❤❤❤

Vi voglio bene🌷🌷🌷❤❤❤

~Sabina 😘🌷❤

Diverso…. Da chi?

logo__DiversiDaChi_copia-3.jpgDiverso….da chi?

Vi spiego meglio!

Tempo fa mi sono trovata in un discorso, molto difficile venirne fuori, in quanto è stato tirato in ballo da un bambino… Il punto della situazione, tema attuale direi, è: io, bambino disabile, cosa ho di diverso da te? Nulla, pensavo tra me e me.

Inizialmente pensai: come glielo spiego? Sarebbe stato molto semplice dirgli “ma no, tu non sei diverso, sei esattamente come tutti gli altri”… Troppo semplice. Voleva una risposta dettagliata, voleva trovare il senso della sua minorazione e del perché non venisse accettata da tutti, dalla società, dai compagni di scuola.

È che… Quando sei bambino, sei te stesso, spontaneo e genuino. Poi crescendo, il nostro modello di società ci insegna che i vincenti sono i più forti, i più ricchi e i più potenti. Impari a nascondere il lato più sensibile e tenero della tua anima, sino a confinarlo in un angolo remoto. Un bambino non ha gli strumenti per affrontare quello che sta vivendo, e quelle emozioni negative te le porti dentro senza riuscire a elaborarle. Perché ti dicono che il problema è la disabilità, ma solo dopo capisci che non è così: â€œil problema non è la disabilità, è la solitudine in cui si ritrova a vivere”.

Per avere 10 anni è molto intelligente, approfittando di ciò gli dico:

‹Possiamo sempre scegliere se considerare positivo o negativo il momento in cui ci troviamo.›

‹In che senso?› – dice lui.

‹Nel senso che, tu, ora, sicuramente sei in grado di fare qualcosa che io non ne sono capace.› – dico io.

‹Se così è, potrei considerare la mia cecità come qualcosa di speciale e non una disabilità.› – risponde lui con tutta sincerità.

Mi ha spiazzata di nuovo!

Dopo qualche secondo di silenzio, mi viene in mente la storia de “Il Principe cieco” di Rodari. Così, in parole brevi decido di raccontargliela.

Al centro di questa storia si colloca l’homo educandus, l’uomo “da educare e educabile nella sua soggettività essenziale”, diventare sempre più se stesso nel rapporto con gli altri -cose e persone- in una determinata comunità” (Orlando, 1997).

 La diversità fa paura: lo sappiamo tutti.

Che cos’è la diversità?

Sul dizionario è così definita: qualità o condizione di chi, di ciò che è diverso. Il contrario di diverso è “uguale”: detto di cosa, persona o animale che per natura, forma, dimensioni, qualità, quantità o valore, non differiscono sostanzialmente l’uno dall’altro.

Facile dedurre che siamo tutti diversi. È così importante sentirsi uguali agli altri? Direi che sia molto importante.

Visto così, cerco di trasmettere al bambino i valori in cui credo. Uno di questi è che, nonostante siamo tutti diversi, ognuno di noi merita di essere trattato come fosse uguale a noi. I bambini notano le differenze, non sono d’accordo con chi afferma che i bambini accettano tutto e tutti senza porsi domande. I bambini sono attenti osservatori e notano tutto ciò che si discosta dalla realtà. I bambini percepiscono odori diversi, colori diversi, forme diverse. Però non giudicanoFanno domande perché sono curiosi, vogliono sapere, ed è giusto che sappiano e che conoscano.

Ritorno al discorso che facevo prima: La diversità a volte, a noi adulti, fa paura. Ci fa paura perché non conosciamo bene la persona. Evitiamo di avvicinarci, di capire, di fare domande, e così, senza sapere nulla, accontentandoci di uno sguardo da lontano, privi di informazioni, decidiamo che non vogliamo avere nulla a che fare con quella cosa sconosciuta che sembra brutta e spaventosa. Il mio invito è quello di imparare a conoscerci, non fa mai male! 🙂

“È necessario cogliere negli altri solo quello che di positivo sanno darci e non combattere ciò che è diverso, che è “altro” da noi.”

-Sabina

 

 

Integrazione sociale: sempre più muri e pochi ponti che ci uniscono alla realtà

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Nell’ultimo periodo non si fa altro che parlare di integrazione sociale, di condivisione, di mettersi in gioco, di creare empaticamente delle relazioni tra le varie comunità.. Invece no, questo non accade. Non tutti sanno che quando si parla di “integrazione”  il concetto presuppone “società aperte”, fondate sul principio di eguaglianza, della coesione sociale, delle pari opportunità..  Per non dimenticare, il concetto di richiama anche il rispetto delle diversità fisiche, culturali e religiose, non solo.

L’assenza di una reale integrazione porta all’emarginazione sociale, all’esclusione dalla società. 

Con valore reciproco, l’integrarsi a vicenda, unione, fusione di più elementi o soggetti che si completano l’un l’altro, spesso attraverso il coordinamento dei loro mezzi, delle loro risorse, delle loro capacità.

 
L’integrazione non è un processo che prevede l’adattamento di una parte al tutto, ma in cui ciascuno possa giovarsi del tutto per rispondere ai suoi bisogni, per migliorare il suo livello di relazione con la realtà circostante.

Non occorre fare altro, ma farlo in altro modo con la consapevolezza che tutti, in qualunque circostanza, possano riconoscere quegli elementi che lo caratterizzano.

Il cambiamento deve partire da noi se vogliamo che si crei una reale “integrazione sociale”.. Siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati ma esistenzialmente sempre più soli.
E come diceva Newton:

stiamo creando un sacco di muri e pochi ponti che ci uniscono alla realtà!!

Come possiamo abbattere questo muro?
Facendo volontariato perché ciò che facciamo solo per noi stessi muore con noi. Ciò che facciamo per gli altri e per il mondo resta ed è immortale. 

💜💛💚💙❤Sabina💜💛💚💙❤

“Messico e Nuvole” – di ritorno dalla colonia estiva

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“Messico e nuvole, la faccia triste dell’america, il vento suona la sua armonica, che voglia di piangere ho.”

“Messico e Nuvole”

Questa è la storia di tutti quelli che decidono di restare fermi a testa in su a guardare il cielo, probabilmente rasserenati dalle favole che raccontano le nuvole, quelle stesse favole che potrebbero trasformarsi in storie, le loro.

“Messico e Nuvole” è anche la storia di amori lontani vissuti dai ragazzi che restando nella propria realtà, osservano malinconicamente  il proprio cielo pensando e ripensando agli amori conosciuti durante il campo.

I ragazzi, questi grandi “viaggiatori” possiedono una certezza: è l’Amore, la forza che muove il mondo,  trasformandolo,  contaminandolo e arricchendolo. Questo si rivela quando hai la fortuna di incontrare persone che decidono di andare “oltre” le nuvole con l’audace intento di scoprire  cosa si nasconda dietro.

Il campo Ã¨ senza dubbio una delle mete preferite per dare “una svolta alla propria vita”.

Sono tanti i ragazzi che riescono a crearsi condizioni di vita favorevoli. Sarà il clima, la bellezza, la rilassatezza della vita e dei giorni che si srotolano senza stress, ma questo sembra davvero offrire un teatro perfetto per lasciarsi alle spalle tutto e intraprendere qualcosa di diverso.

Tornare a casa dopo un viaggio è veramente dura.

Bisogna riabituarsi agli orari, alle persone, al clima, ai ritmi, alle relazioni, agli schemi mentali.

Bisogna farsi una doccia molto lunga e poi indossare di nuovo i panni di tutti i giorni.

Bisogna raccontare, farsi raccontare, sistemare foto e fare un sacco di lavatrici.

È bello ritrovare casa, ma è anche molto dura.

Perché il viaggio ti cambia, le esperienze che hai fatto ti cambiano, le persone che hai conosciuto e quelle che già conoscevi ti hanno cambiato la vita in positivo.

Tornare è un po’ come cercare di finire un puzzle con un pezzettino leggermente più grande del buco. Va limato, vanno limati quelli attorno. E se poi proprio non ci entra più, da quel pezzettino un po’ più grande si comincia un nuovo puzzle.

“l’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.”

In viaggio si è davvero sè stessi, lontani dai propri schemi mentali, dalle impostazioni sociali, dall’ambiente sicuro.

In viaggio si vive sempre attivi, sempre vivi, cercando di assaporare ogni momento, di godere di ogni dettaglio, di aprirsi ad ogni occasione.

In viaggio hai la possibilità di vedere la tua vita con occhi nuovi, da una prospettiva diversa. La guardi da fuori e hai la possibilità di analizzarla meglio che mai: se il tuo lavoro ti piace, se le persone ti sono mancate, se stai vivendo nel modo che vorresti, in sintonia con i tuoi desideri.

Si riordinano le priorità, si ha tempo per pensare, per sentire, per ascoltarsi, per prendere decisioni. Si vede tutto così da lontano e da fuori che si trova più facilmente la forza (il coraggio!?) per giudicarlo e analizzarlo.

Per vedere meglio le cose è sempre utile fare qualche passo indietro.

Tornare a casa è dura, sì, ma è una grande occasione.

Si ha la possibilità di prendere in mano la propria vita e di plasmarla in base a quello su cui abbiamo riflettuto e a ciò che abbiamo capito.

In questo campo estivo ho capito che ci sono tanti pezzettini di me che non conoscevo e che ora conosco e che alla fine chi mi stupisce di più nel mondo sono sempre io.

Questa esperienza mi ha insegnato tanto, ho imparato a sorridere alla vita esattamente come fanno loro, tutti, ed io di questo ne sarò sempre grata.

Aiutare gli altri mi aiuta a conoscere il mondo, ad aprire la mente, a conoscere quale sia la vera “diversità”, la semplicità di come i ragazzi affrontano la vita giorno per giorno, più di ogni altra cosa aiuta a conoscere me stessa.

Perché l’unica cosa che si può fare è continuare a viaggiare nella consapevolezza che incontrerai persone che con semplici gesti ti aiuteranno ad andare avanti e che tutto questo non farà altro che farci vivere ancora più intensamente.

Per dirlo con le parole di T.S. Elliot, molto più chiare delle mie:

“non smetteremo di esplorare. Alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.”

Dopo questa grande esperienza voglio ringraziare tutti, uno ad uno (non vi cito perché siete tantissimi 🙂 ), per le emozioni, i sentimenti, le cose belle che mi avete insegnato. Per gli abbracci, le lacrime prima della partenza e per quel “ci vediamo al prossimo campo” o “mi mancherai”.

Grazie per avermi insegnato a vedere il mondo con occhi diversi, del resto:

“non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”

Grazie a tutti, ragazzi!

❤❤❤❤❤